L’orgoglio ferito
---- estratto da La stampa on line ----
26 agosto 2005
di Massimo Gramellini
Da adesso Torino non può che risalire, perché il punto più basso lo ha raggiunto ieri. Per l’onore di una metropoli olimpica non riusciamo a immaginare niente di più umiliante dell’essere tenuta in scacco da un importatore ciociaro di infermiere che non riesce a finire le frasi e indossa giacche di sei misure più larghe. La scena dello «psicologo» Giovannone barricato in un albergo di Moncalieri con un elicottero che gli ronza sulla testa, mentre un aereo del governo va a prelevare il prefetto in vacanza per una mediazione sdegnosamente rifiutata, è quasi più triste che grottesca. Ignoriamo cosa covi sotto l’ostinazione di quest’uomo della destra di Storace, che intende comprare il Torino contro la volontà esplicita dei tifosi e delle istituzioni. Può persino darsi che non ci sia nulla, e che lo psicologo si riveli un paziente, anche piuttosto grave. Certo, se la sua prossima mossa fosse - come pare - l'acquisto di quattro scarti della Lazio di Lotito, al danno si aggiungerebbe la beffa di vedere il Toro ridotto a discarica di quella società a cui il Fisco concesse «per motivi di ordine pubblico» la scandalosa rateizzazione negata quest'anno a Cimminelli.
Ma il mostro ciociaro è stato creato dai torinesi. Ingenuo il sindaco Chiamparino ad attardarsi nella difesa impossibile della A, invece di cercare fin dal primo giorno un Cairo per il Lodo della salvezza. Generoso ma ancora ingenuo nell'affidarlo infine a Marengo, suo avversario politico acerrimo, e nello sponsorizzarlo coi soldi dei contribuenti senza sincerarsi del vero volto del compratore. Ingenuo, si spera, anche Marengo, che pure di mestiere farebbe l’avvocato, nel concedere una scrittura privata omicida a Giovannone. Ma non ci sarebbe stata nessuna scrittura se a luglio un qualsiasi piccolo imprenditore torinese avesse versato i 180 mila euro che oggi consentono alla combriccola laziale di ricattare una grande città europea.
Sprovveduti e tirchi: questo penserà dei torinesi il resto d’Italia. E chi ama Torino come una madre e il Toro come un padre ci soffre a tal punto che - ne siamo certi - farà di tutto per fargli cambiare subito idea.
26 agosto 2005
di Massimo Gramellini
Da adesso Torino non può che risalire, perché il punto più basso lo ha raggiunto ieri. Per l’onore di una metropoli olimpica non riusciamo a immaginare niente di più umiliante dell’essere tenuta in scacco da un importatore ciociaro di infermiere che non riesce a finire le frasi e indossa giacche di sei misure più larghe. La scena dello «psicologo» Giovannone barricato in un albergo di Moncalieri con un elicottero che gli ronza sulla testa, mentre un aereo del governo va a prelevare il prefetto in vacanza per una mediazione sdegnosamente rifiutata, è quasi più triste che grottesca. Ignoriamo cosa covi sotto l’ostinazione di quest’uomo della destra di Storace, che intende comprare il Torino contro la volontà esplicita dei tifosi e delle istituzioni. Può persino darsi che non ci sia nulla, e che lo psicologo si riveli un paziente, anche piuttosto grave. Certo, se la sua prossima mossa fosse - come pare - l'acquisto di quattro scarti della Lazio di Lotito, al danno si aggiungerebbe la beffa di vedere il Toro ridotto a discarica di quella società a cui il Fisco concesse «per motivi di ordine pubblico» la scandalosa rateizzazione negata quest'anno a Cimminelli.
Ma il mostro ciociaro è stato creato dai torinesi. Ingenuo il sindaco Chiamparino ad attardarsi nella difesa impossibile della A, invece di cercare fin dal primo giorno un Cairo per il Lodo della salvezza. Generoso ma ancora ingenuo nell'affidarlo infine a Marengo, suo avversario politico acerrimo, e nello sponsorizzarlo coi soldi dei contribuenti senza sincerarsi del vero volto del compratore. Ingenuo, si spera, anche Marengo, che pure di mestiere farebbe l’avvocato, nel concedere una scrittura privata omicida a Giovannone. Ma non ci sarebbe stata nessuna scrittura se a luglio un qualsiasi piccolo imprenditore torinese avesse versato i 180 mila euro che oggi consentono alla combriccola laziale di ricattare una grande città europea.
Sprovveduti e tirchi: questo penserà dei torinesi il resto d’Italia. E chi ama Torino come una madre e il Toro come un padre ci soffre a tal punto che - ne siamo certi - farà di tutto per fargli cambiare subito idea.

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