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La Curva Maratona,
quella che era a sinistra delle tribune dello stadio Comunale (prima
dell'orrendo Delle Alpi), quella che aveva alle spalle la sgraziata torre
omonima stile anni Trenta, era il polmone, il cervello, il carnevale del
tifo granata.
Mezzo stadio poteva essere vuoto, ma la Curva Maratona è sempre stata
piena: di grida e di colori. Era una tradizione ormai antica, via via
approdata a livelli brasiliani (ben prima dell'arrivo di Junior). Alle
spalle delle diciassettemila gole granata (tale era la capienza delle curve
del Comunale) c'è sempre stato il lavoro di un gruppo di coreografi del
calcio. Ecco il racconto di come è nata "la curva più bella del
mondo".
E' nel 1973 che si pensò si sensibilizzare la tifoseria granata
valorizzando rapporti di solidarietà umana. Proposi al Club Grande Torino
di organizzare un'asta di quadri firmati da (...) Serafino Geninetti
devolvendone il ricavato a "Specchio dei Tempi" che aveva
lanciato un appello ai lettori per recepire fondi, allo scopo di acquistare
un polmone d'acciaio.
(...) L'iniziativa ebbe molto successo ed il ricavato (due milioni) venne
interamente versato a "La Stampa". Dopo quella sera ci trovammo
impegnati nell'organizzare qualcosa di speciale per incitare la nostra
squadra che affrontava la Juventus.
Decidemmo di circondare metà recinto dello Stadio Comunale con festoni di
carta crespa granata legati fra loro con nodi di tulle, granata pure loro.
Fummo derisi da alcuni Club della nostra stessa fede (Ultras, Fedelissimi,
ecc..), ma la domenica successiva ripetemmo l'esperimento allargando a
tutto il perimetro di gioco, aggiungendo all'iniziativa il primo sacco di
coriandoli che, all'annuncio della nostra formazione, gettavamo sugli
spettatori della Curva Maratona.

Era il 1973: tutto è
cominciato con dei festoni di cartapesta e dei coriandoli.
Durante la stagione 1975-76 (quella dell'ultimo scudetto) ogni domenica
aumentava il quantitativo di coriandoli e mazzetti: la domenica del derby i
coriandoli furono gettati addirittura dal tetto della tribuna centrale.
Le iniziative si moltiplicarono e divennero sempre più articolate e
goliardiche: per lo Vittoria la città fu tappezzata da 5000 scudetti,
furono, più avanti, invitate tre bande musicali e tre gruppi di majorettes,
nel '76-'77 venne disegnato per un derby un enorme water (3 metri per 3)
con attorno gambe e mani di un giocatore (guardacaso bianconero) che ci si
aggrappava per non cascarci dentro. "Questa è la vostra sede
naturale" era la scritta che l'accompagnava! Seguirono 3000 croci
bianconere, dodici finocchi di polistirolo alti 3 metri ciascuno, 3
quintali di finocchi veri lanciati in campo, ecc...

Per Toro-Juve dell'82-83
apparve il primo toro su telo alto 9 metri, ma la grande sorpresa fu per il
derby 1983-84: un lenzuolone di 100 metri per 14, progettato per essere
mosso da un complicatissimo congegno di corde. Sfortuna volle che la
domenica del derby si mise a piovere ed il congegno non poteva funzionare.
Per alzarlo, in quelle condizioni, ci volevamo almeno 150 ragazzi che lo
tenessero sollevato da terra nei dieci minuti d'esposizione.
Così fu: issammo lo striscione, tutto la stadio ammutolì, quindi esplose un
applauso generale (credo quasi generale, visto che si trattava di un
derby...).
Più avanti lo striscione diventa di 160 metri per 28, con al centro un Toro
rampante di 20 metri per 28 e sopra una scritta, "Alè Toro" 5
metri per 4, campeggia al centro della curva veleggiando libero nell'aria.


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